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Forme di organizzazione dello spazio urbano nella Napoli antica

Ricerca

L’obiettivo previsto dal progetto di ricerca è stato la ricostruzione del paesaggio urbano della Napoli antica, dalle origini ad età angioina, relativamente ad all’area corrispondente all’attuale piazza Municipio (fig.1)

Fig.1 Settore topografico previsto dal programma di ricerca

Il settore topografico in esame riveste un interesse del tutto particolare: si tratta dell’area extra-muranea occidentale di Neapolis, coincidente con buona parte del suo antico bacino portuale.

I cantieri aperti negli ultimi decenni per la realizzazione della nuova linea metropolitana hanno offerto una messe di dati archeologici, editi in una vasta ma parcellizzata bibliografia, che offrono l’opportunità di rileggere vecchie acquisizioni e di integrarle in un sistema capace di descrivere l’immagine urbana nella sua evoluzione storica, cogliendone tutti gli aspetti urbanistici e funzionali che la diversa tipologia di fonti accessibili (su cui v. infra) permette di evincere.
L’elaborazione dei dati, dipanatasi attraverso un ininterrotto confronto con la riflessione storica che soggiace ai temi in oggetto, ha consentito di approfondire percorsi già aperti e di considerare nuove prospettive di indagine.

1. Il progetto PAUN: Parco Archeologico Urbano di Napoli

Il progetto di ricerca ha previsto l’obiettivo di gestire i risultati attraverso le piattaforme digitali create all’interno del distretto di Alta Tecnologia DATABENC, in particolare DatabencArt e Hetor, contribuendo con i propri contenuti a promuovere le finalità del progetto PAUN. Con questo intento si è interagito con le diverse
controparti nella messa a punto di ambienti open data e di procedure legate alla comunicazione.

2. Metodologia della ricerca

Le attività previste in fase progettuale, finalizzate alla ricognizione dei dati storici e archeologici disponibili, si sono articolate nelle seguenti unità di analisi:

  • spoglio sistematico delle fonti antiche, greche e latine, relative alla topografia di Neapolis/Palaepolis, specificamente inerenti al comparto gravitante su piazza Municipio.
  • spoglio sistematico delle fonti documentarie, ivi comprese quelle archivistiche alto e bassomedievali, trascritte nei corpora dedicati (Monumenta Germaniae Historica; Regii Neapolitani Archivi Monumenta e nelle citazioni antiquarie).
  • spoglio della trattatistica antiquaria di argomento topografico-descrittivo.
  • messa a punto di una base cartografica vettoriale per il posizionamento delle evidenze archeologiche e degli edifici notevoli scomparsi, testimoniati dalle fonti.

Le ricerche si sono svolte in particolare nell’Archivio di Stato di Napoli; nell’Archivio storico e nell’Archivio disegni della Soprintendenza Archeologica; nella biblioteca di Storia Patria; nella sezione Manoscritti e Rari della Biblioteca Nazionale.

3. Analisi dei dati

I dati storici esaminati ed elaborati in fase preliminare hanno indotto ad articolare i profili descrittivi del paesaggio allargando ad Ovest il settore di indagine con l’inclusione del promontorio di Pizzofalcone; il limite orientale è rappresentato dalle mura urbiche, parte del paesaggio urbano fin da età tardoarcaica, secondo il percorso presumibilmente seguito nella fase di massima espansione.
L’ampliamento del settore topografico considerato si è quindi esteso ai limiti planimetrici che le diverse fasi di occupazione, succedutesi nel corso del tempo, hanno in buona misura ricalcato (fig.2).

Fig.2 Ampliamento del settore topografico di interesse

Fase arcaica

In età arcaica il promontorio di Pizzofalcone, con le alture digradanti verso il mare lungo la direttrice scandita dal monte Echia e dall’isolotto di Megaride è il luogo di approdo e stanziamento dei primi coloni Greci fondatori di Parthenope (fig.3). La disamina delle fonti e della vasta letteratura sul tema, relativamente alla cronologia, alle caratteristiche dell’insediamento e alla madrepatria dei coloni, unitamente ai dati archeologici disponibili permettono di localizzare l’area dell’abitato, il plausibile luogo di culto della sirena eponima, il settore della necropoli.

Fig.3 Napoli, isolotto di Megaride

Fase tardo-arcaica/ellenistica

La fondazione di Neapolis in età tardo-arcaica determina un mutamento delle caratteristiche insediative dell’area, indicata dalle fonti come ‘Palepoli’, la ‘città vecchia’ sobborgo del nuovo insediamento sul pianoro a oriente. La Palepoli, gravitante sul porto militare e commerciale della città, il cui bacino insisteva sull’attuale piazza Municipio e si estendeva ad Est fino a piazza Bovio, era attraversata da un ricco corso d’acqua ora scomparso di cui le fonti parlano, in forme attinte dal mito, come del Sebeto.
Per l’età ellenistica disponiamo di testimonianze storiche che descrivono il ruolo del sito durante alcuni episodi delle guerre sannitiche (in particolare Liv. VIII, 23).

Fase romana

I dati storici tràditi dalle fonti per l’età romana, repubblicana e imperiale, sono integrati da consistenti acquisizioni archeologiche; lo spoglio dei dati relativi a scavi moderni si è accompagnato alla raccolta sistematica delle notizie di strutture antiche viste o visibili al tempo, raccolte dalla trattatistica edita dal XVI secolo, e dal manoscritto della Historia Neapolitana di Fabio Giordano, la cui recente, parziale trascrizione ha confermato il valore documentario e l’attendibilità scientifica delle osservazioni riportate, finora disponibili solo in brevi e occasionali excerpta.
Il quadro insediativo che ne emerge è fortemente caratterizzato dalla presenza di ville suburbane, che anticipano sul litorale neapolitano i più celebri possedimenti flegrei dell’aristocrazia romana; la frequenza di resti di terme è certamente da connettersi alla presenza di sorgenti di acque minerali (Strab., V, 4, 7); particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione della viabilità che conta su un significativo complesso di dati.
La ricerca si è potuta avvalere di nuovi elementi resi disponibili dalle recentissime indagini geologiche condotte dall’équipe del prof. Pappone, anch’essa coinvolta nelle attività del PAUN.
La verifica dell’esistenza di strutture edilizie inabissate per fenomeni di subsidenza ha infatti permesso di riconsiderare su basi scientifiche il ruolo dell’isolotto di Megaride nel paesaggio litoraneo (Pappone et alii 2019); importanti riscontri sulle evidenze archeologiche sottomarine, con peschiere e viabilità annessa, consentono di identificarvi i resti della villa di Licinio Lucullo con ragionevole plausibilità e di connetterli alle evidenze archeologiche disseminate sulla vasta area che sovrasta l’isola (fig.4).

Fig.4 Resti di costruzioni di età romana sul monte Echia

Nelle sue immediate adiacenze i versi di Papinio Stazio, sul finire del I secolo d.C., localizzano il tempio di Afrodite Euploia, mentre la trattatistica antiquaria sei-settecentesca individua in alcune cavità del monte Echia luoghi di culto pagano di età romana riecheggiati nei toponimi medievali ‘criptas sarapie et palumbarie‘; tra questi la cd. Grotta degli Spagari (fig.5).

Fig.5 Accesso della Grotta degli Spagari

Alla fine del II secolo d.C., il sobborgo extraurbano, definito dalle fonti ‘proasteion‘ (Phil. Eikones, prol.) conserva le caratteristiche di raffinata area residenziale; vi è attestata una sontuosa porticus a quattro o cinque piani che ospitava la pinacoteca descritta dall’autore.
Parte delle proprietà ricadenti nell’area, vennero con ogni probabilità acquisite dal fisco imperiale, ed è in qualità di proprietà demaniale che il Liber Pontificalis registra la cessione da parte di Costantino della ‘possessio Macari‘, ovvero un’area identificata dal toponimo Megaris, alla nascente chiesa neapolitana.
L’isola di Megaride, diviene cuore aggregante di una realtà insediativa in corso di formazione, che muta definitivamente aspetto e funzioni del proasteion.

Fase tardoantica

A partire dal 476 d.C., anno di segregazione nel fortilizio dell’ultimo imperatore romano d’Occidente Romolo Augustolo, le fonti attestano l’esistenza di un castrum, che l’appellativo di Lucullanum lascia intendere ubicato nell’area dell’antica proprietà di Lucullo.

Le antiche strutture edilizie dell’imponente complesso repubblicano dovettero essere reimpiegate nella realizzazione del castrum, verosimilmente in concomitanza con gli interventi di potenziamento delle fortificazioni urbane eseguiti intorno al 440 d.C. sotto Valentiniano III.

Labili ma convergenti tracce documentarie hanno consentito di seguire il processo di evoluzione del castrum da presidio ostrogoto, su cui trovano accoglienza comunità di monaci basiliani (Cass.Variae I,15; VIII,9; Ennodio Ep. IV, 18; Idem Carm. II, 107-109, Eugippio Vita Sev. XLIV;XLVI), a cittadella monastica, fitta di nuove fondazioni religiose a conclusione della guerra greco-gotica, come è emerso dalla ricerca sui titoli degli oratori e dei cenobi che rimandano al culto dei santi prediletti dall’aristocrazia militare bizantina.

Fase altomedievale

Il castrum lucullanum resta una realtà insediativa vitale fino all’anno 902, quando nell’imminenza di un attacco saraceno viene deliberatamente distrutto.
Attraverso la documentazione notarile superstite, si sono potuti evincere dati sui limiti di proprietà, notizie sulle attività di sussistenza, riferimenti topografici alla viabilità interna, elementi utili alla ricostruzione del paesaggio sia nella fisionomia dell’abitato, sia nei suoi aspetti funzionali.
Si è così proposta una ricostruzione del circuito murario del castrum e una localizzazione delle fondazioni monastiche e delle loro pertinenze; allo scopo ci si è avvalsi della cartografia del Lafrery (edita nel 1566), che conserva una maggiore corrispondenza alla morfologia dell’area litoranea altomedievale, integrando le notizie documentarie anche con la cartografia storica più tarda (fig.6).

Fig.6 Stralcio esemplificativo della localizzazione di alcune fondazioni religiose e della porta maior del castrum lucullanum

4. Conclusioni

L’insediamento del fortilizio normanno a Megaride e la costruzione del Castelnuovo nell’area dell’antico porto greco-romano, progressivamente insabbiatosi e già defunzionalizzato nella tarda antichità per la parte ricadente in quest’area, segnano la fine della storia antica del comparto topografico preso in esame. Per fortuita coincidenza Castel dell’Ovo ingloba l’antichissimo cenobio del Salvatore, primo aggregato della rifunzionalizzazione dell’area nelle forme monastiche tardo-antiche/altomedievali; la costruzione della reggia angioina oblitera definitivamente quanto sopravviveva in situ del ‘diruto castro lucullano’, lasciando ancora a vista le costruzioni che occupavano il promontorio di Pizzofalcone sia pure ormai fatiscenti, come testimoniano i ruderi e le ‘terre vacue’ menzionate dai documenti coevi.

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ASSEGNISTA DI RICERCA:

FLAVIA CORAGGIO

RESPONSABILE SCIENTIFICO-FINANZIARIO:

EDOARDO MASSIMILLA