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© 2020, Parco Archeologico Urbano della Città di Napoli

L’immagine di Neapolis attraverso l’uso e il riuso dell’antico

Ricerca

Uno degli obbiettivi perseguiti dal Progetto PAUN è la valorizzazione delle evidenze archeologiche e storico-artistiche della città di Napoli mediante la produzione di percorsi di conoscenza diretti alla comunità dei cittadini. In questo ambito, all’interno del team UNINA_DSU, diretto dalla Professoressa Carmela Capaldi, è stata condotta una ricerca dedicata al tema della continuità e della memoria dell’antico, come chiave di lettura e di presentazione delle evidenze monumentali gravitanti intorno all’area di piazza Municipio.

Uno dei centri di interesse della ricerca è stato il complesso architettonico della chiesa dell’Incoronata, originariamente dedicato a Santa Maria della Spina e che si colloca tra i più rilevanti edifici del Trecento napoletano. Questa scelta ha permesso, inoltre, di mettere in rilievo un punto strategico per la valorizzazione e la comunicazione dell’intero sito, poiché l’Incoronata si pone idealmente a marcare l’ingresso, in direzione del centro della città, del compartimento urbano sul quale si estende il progetto PAUN.

Si è creata, in questo modo, l’occasione di conferire una maggiore visibilità a un monumento che per secoli, sommerso dalle superfetazioni architettoniche, ha vissuto una storia “nascosta” e marginale, pur sorgendo su una delle arterie viarie più importanti della città, la via Medina, concepita come raccordo fondamentale tra il Castel Nuovo e il centro storico di Napoli. L’Incoronata, infatti, venendosi a trovare sottoposta al piano di calpestio già dall’età aragonese, si presentava all’inizio del Novecento inglobata in un anonimo edificio abitativo.

 

Via Medina in una cartolina dei primi del Novecento, collezione privata (da P. Rossi, P. Rossi, La piazza del Municipio, ovvero la definizione degli antichi spazi urbani intorno a Castelnuovo, in Valorizzazione e catalogazione dei centri storici, a cura di P. Rossi, C. Rusciano, Napoli 2009, fig. 19)

Il monumento

La regina Giovanna I, tra il 1368 e il 1374, fece costruire la chiesa, poi detta dell’Incoronata, a custodia di una spina della corona del Cristo, ottenuta in dono dal re di Francia, suo cugino. Così sul modello della Cappella Palatina di Parigi, dove era conservata l’importante reliquia, anche Giovanna I pose quel simbolo di autentica cristianità in una chiesa opportunamente costruita in stretta connessione topografica con il Castello e dotata di un portico laterale, in cui furono riutilizzati e deliberatamente esibiti capitelli e colonne antichi.
Ad oggi il complesso dell’Incoronata rappresenta il solo elemento superstite dell’assetto trecentesco dell’area adiacente il Castello.
La chiesa ha subito nei secoli numerosi interventi e cambiamenti. Un primo importante intervento di restauro, fatto eseguire da Gino Chierici, ne liberò l’interno dal pesante rivestimento barocco e lasciò nuovamente libere le arcate del portico che erano state tamponate per motivi statici (1929-1930).

Il metodo

Il fenomeno del reimpiego di antichità è stato trattato sia dal punto di vista più strettamente tecnico sia in una più ampia prospettiva storica, volta ad indagare le ragioni del ricorso all’antico e della sua esibizione nel contesto specifico della chiesa di Santa Maria della Spina.

La metodologia adottata ha quindi previsto:

  • Il censimento dei marmi antichi presenti nell’edificio, realizzato attraverso l’analisi autoptica dei materiali e attraverso una lettura sistematica delle fonti antiquarie al fine di individuare anche elementi eventualmente perduti (come nel caso delle iscrizioni documentate all’interno della chiesa almeno dal Seicento);
  • La classificazione tipologica e cronologica dei materiali antichi presenti (condotta con particolare attenzione alla valorizzazione di confronti con marmi di provenienza neapolitana e flegrea);
  • L’osservazione sistematica delle rilavorazioni apportate sui marmi antichi dagli scalpellini medievali con l’intento di distinguere antico, non antico e antico rilavorato;
  • Il confronto tra le modalità di reimpiego attuate nella Chiesa dell’Incoronata e il più ampio fenomeno del riuso dell’antico negli edifici medievali di Napoli.

Comunicazione, disseminazione, divulgazione

I contenuti della ricerca sono destinati alla piattaforma DatabencArt (https://www.databencart.it) e organizzati in schede strutturate sulla base degli standard catalografici dell’ICCD.

Tale attività è stata il frutto di un lavoro interdisciplinare che coniuga ricerca archeologica, ricerca nell’ambito dell’alta tecnologia applicata ai beni culturali e in quello della comunicazione e della disseminazione scientifica, sfruttando le potenzialità degli open data come strumento di ricerca e di valorizzazione.

Si è avviata, inoltre, la comunicazione dei contenuti della ricerca ai non specialisti attraverso la piattaforma Hetor (http://www.hetor.it/site; sviluppata nell’ambito del distretto Databenc). A tal fine è stato concepito un progetto dedicato all’Incoronata: il complesso edilizio è stato pensato come un libro da sfogliare contenente varie storie legate a ciascuna delle sue parti, dai capitelli, alle colonne antiche, alle sepolture medievali realizzate all’interno delle navate. I racconti che ne sono emersi consentono di percorrere in maniera diacronica, attraverso un solo centro narrativo, la storia della città e di incrociare le vicende di Napoli con quelle di altre città e nazioni richiamate dalle origini dei materiali riutilizzati o dei protagonisti di tali storie.

Riferimenti bibliografici

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ASSEGNISTA DI RICERCA:

STEFANIA TUCCINARDI

RESPONSABILE SCIENTIFICO:

CARMELA CAPALDI

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